Abruzzo, Consiglio regionale. Incendi, Bracco: ‘Che non accada come sulla Sila’

Abruzzo, le ultime notizie dal Consiglio Regionale | L’Aquila – 01 settembre 2017. “Da tredici giorni il fuoco arde il territorio abruzzese. Ettari di boschi e praterie, straordinario patrimonio di biodiversita’, sono stati distrutti. Senza pieta’ alcuna, le fiamme hanno cancellato flora e fauna nel cuore del Parco nazionale Morrone-Majella e non solo. Ancora oggi i roghi persistono e prosegue l’opera di devastazione. Il Procuratore della Repubblica di Sulmona Giuseppe Bellelli ha chiaramente parlato di disegno criminale. Proprio le parole di Bellelli devono far riflettere. Quello che sta accadendo sulle nostre montagne e’ gravissimo, con decine di volontari impegnati, intere comunita’ sotto assedio e una macchina organizzativa che purtroppo appare assolutamente inadeguata. E’ quanto viene riportato in un comunicato diramato, in giornata, dal servizio stampa del Consiglio Regionale. La notizia, qui riportata secondo il testo completo del comunicato diffuso, e’ stata divulgata, alle ore 14, anche mediante il sito internet dell’ente, attraverso il quale e’ stata rilanciata la notizia. Pur se si e’ ancora nel pieno dell’emergenza, la politica deve pero’, da subito, porsi la domanda: cui prodest?”. E’ quanto ha dichiarato in una nota il Consigliere regionale Leandro Bracco che prosegue: “E’ necessario interrogarsi fin d’ora sulle possibili ragioni di questo strategico atto criminale che colpisce l’anima del Parco nazionale Morrone-Majella. Come escludere – rileva l’esponente di Sinistra Italiana – che dietro tale atto non ci sia la volonta’ di destabilizzare il Sistema Parco e con esso il complesso di vincoli che ha reso possibile la conservazione degli ambiti naturalistici, straordinaria risorsa dei territori soprattutto montani”. “Occorre una seria riflessione – evidenzia Bracco – affinche’ la politica sviluppi gli anticorpi per contrastare fenomeni che nulla hanno a che fare con gli interessi delle comunita’ e che purtroppo potrebbero, dopo la tragedia, trovare spazio”. “Per questo motivo – rimarca il Consigliere regionale – non ci si puo’ limitare a constatare il fallimento, annunciato da molti, della riforma introdotta con il D.lgs.177/2016 che nel disporre ‘l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri’ ha di fatto destrutturato un sistema organizzativo in grado di far fronte al flagello del fuoco boschivo”. “Non sara’ sufficiente – spiega Bracco – constatare i limiti della macchina organizzativa e i problemi di coordinamento dei diversi Enti coinvolti a cominciare dalla Regione. Non bastera’ accertare le gravi conseguenze per la mancata costituzione di una flotta aerea, pur avendo la Regione Abruzzo una superficie forestale di quasi 400mila ettari caratterizzata da formazioni forestali montane situate al di sopra dei 1000 metri, boschi collinari e rimboschimenti realizzati nel corso del secolo scorso. Non sara’ sufficiente perche’ se ci si limitasse a questo, probabilmente rimarrebbe spazio per processi di trasformazione dei territori indipendenti dalla volonta’ delle istituzioni e quindi della collettivita’ abruzzese”. “E’ invece basilare – sottolinea Bracco – avviare una riflessione profonda che ponga al centro il territorio come bene comune. Solamente cosi’ si potranno scongiurare scelte che indotte dallo stato di necessita’, di fatto arricchirebbero qualcuno. Sarebbe questo il vero frutto avvelenato dell’immane catastrofe che l’Abruzzo sta vivendo da due lunghissime settimane. La politica deve guardare al di la’ delle contingenze”. “E allora come non riflettere sul valore dei Parchi e sull’importanza della loro salvaguardia e gestione. I Parchi sono un bene indiscutibile e devono essere tutelati. Dare nei fatti consistenza a questa affermazione consentira’ di garantire i valori che i territori custodiscono scongiurando iniziative incompatibili con gli stessi”. “All’alba della fine di questa tragedia – mette in risalto Bracco – la necessita’ di una diversa manutenzione boschiva potrebbe avviare processi, anche legislativi, in grado di rendere possibile la proposizione di progetti di impianti a biomasse di legna. Progetti che come verificato in altri luoghi nulla avrebbero a che fare con una gestione davvero compatibile, trasformandosi in occasione di guadagno per pochi e producendo impatti ambientali gravosissimi soprattutto in termini di emissioni. Sulla questione si pensi alle affermazioni del capo della Protezione Civile della Regione Calabria che pone in relazione ‘geografica’ i roghi con la presenza delle centrali a biomasse sulla Sila”. “Inutile dire che se si porra’ il tema della manutenzione delle aree boschive, questo dovra’ trovare soluzione in cospicui investimenti che consentano la maggiore presenza di uomini e mezzi sui territori nonche’ il recupero delle antiche pratiche boschive”. “É certamente questo uno degli aspetti sul quale questa tragedia impone attenzione. Ma questa attenzione appare oggi ancora piu’ doverosa – conclude Leandro Bracco – se si pensa alle comunita’ violentate nei propri luoghi e a tutti i volontari che stanno, anche a rischio della vita, difendendo la propria terra”. In PrimaPagina su AN24. | Redazione del quotidiano on-line AN24. Fonte: sito web dell’ente.