Abruzzo, Consiglio regionale. Bracco:’Libera a Chieti ricordando Attilio Romano”

Abruzzo, le ultime notizie dal Consiglio Regionale | L’Aquila – 06 dicembre 2017. “Essere ammazzato a 29 anni senza pieta’ alcuna. Lo riporta una nota diffusa, in giornata, dal servizio informativo del Consiglio. Il contenuto della nota, della quale si riporta testualmente il contenuto completo, e’ stato divulgato, alle ore 17, anche mediante il sito internet dell’ente, attraverso il quale e’ stata rilanciata la notizia. Cinque colpi di pistola andati tutti a segno. Un’esecuzione. La colpa? Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato ed essere scambiato per un’altra persona. Un destino tragico quello di Attilio Romano’ la cui memoria pero’, a oltre un decennio di distanza dalla sua barbara uccisione, sara’ degnamente onorata per il fatto che l’altro ieri e’ stata inaugurata a Chieti la sede di Libera, storica associazione fondata da don Luigi Ciotti che da moltissimi anni si batte contro il cancro rappresentato dalle mafie. Sede chietina che e’ stata intitolata proprio ad Attilio Romano'”. E’ questo parte del commento che il Consigliere Leandro Bracco ha diramato stamane e che riguarda una nobile iniziativa che ha preso ufficialmente vita lunedi’ sera a Chieti quando e’ stato inaugurato il presidio chietino di Libera. “Era l’inverno del 2005 – spiega l’esponente di Sinistra Italiana – e nel Napoletano imperversava la faida tra il clan camorristico dei Di Lauro e la cosca dei cosiddetti Scissionisti. Proprio quei dodici mesi targati 2005 furono terrificanti. I morti ammazzati raggiunsero la spaventosa cifra di circa 100. Uno ogni quattro giorni. Proprio i Di Lauro decisero di punire con la morte i loro ex alleati che nel frattempo avevano deciso di essere indipendenti. La punizione mortale – prosegue Bracco – sarebbe dovuta toccare anche a Salvatore Luise, nipote di Rosario Pariante, camorrista passato dai Di Lauro agli Scissionisti”. “Lo stesso Luise – riferisce il Consigliere regionale – era titolare di un negozio di telefonia e nell’ambito di questa attivita’ aveva un socio: Attilio Romano’. E’ la mattina del 24 gennaio 2005. Siamo a Capodimonte, frazione di Napoli. Attilio, 29 anni e sposato da appena tre mesi, e’ solo in negozio. Il suo socio Salvatore Luise e’ impegnato altrove. Il killer entra in azione. Si chiama Mario Buono ed e’ da poco diventato maggiorenne. Fa il suo ingresso nel locale e senza avere la certezza che la persona che sta per uccidere sia realmente quella che i boss gli hanno dato ordine di eliminare, esplode contro Romano’ cinque colpi di pistola che nel giro di pochi attimi gli troncano la vita. Un innocente che nulla aveva a che fare con gli ambienti torbidi e bestiali di matrice mafiosa. Un innocente neanche 30enne la cui esistenza viene ferocemente e spietatamente interrotta. Una morte che lascia nel dolore piu’ lancinante e nella disperazione una giovane donna sposata da appena novanta giorni”. “I complimenti piu’ sinceri e il mio augurio piu’ autentico di buon lavoro – sottolinea Bracco – a tutte le persone che a partire da lunedi’ scorso si stanno impegnando e si impegneranno per gettare a beneficio della collettivita’ moltissimi semi improntati alla giustizia, alla lotta senza quartiere alle mafie e alla diffusione della cultura della legalita’. Il mio piu’ convinto e sentito grazie va inoltre a quella persona straordinaria il cui nome e’ don Luigi Ciotti. Un sacerdote che da decenni sta dedicando tutto se stesso per aiutare gli strati sociali piu’ a rischio della popolazione. Un uomo eccezionale – conclude Leandro Bracco – che ha dato dimostrazione del proprio rilevantissimo spessore umano dedicando la propria esistenza al miglioramento della societa'”. In PrimaPagina su AN24. | A cura della Redazione giornalistica AN24. Fonte: comunicato stampa diramato dall’ente.