10mila infermieri abruzzesi contro la proposta di legge sull’atto medico

ospedaleI Presidenti dei Collegi IPASVI della Province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo contestano la proposta di legge annunciata dalla parlamentare Vittoria D’Incecco (Partito Democratico) riguardo alla ridefinizione dell’atto medico, che intende restituire al medico il ruolo, ormai obsoleto, di “padre e padrone” della sanità, marginalizzando le altre professioni sanitarie, in particolare quella infermieristica.

«L’On. D’Incecco, medico-reumatologo pescarese, dica chiaramente ai professionisti sanitari abruzzesi, e in primis agli infermieri, che vuole declassarli e favorire la classe medica a discapito della tutela della salute dei cittadini.

La sua proposta di legge si rivela un “colpo di coda”, che tende a ledere profondamente la dignità di tutta la classe delle professioni sanitarie, degli Infermieri Italiani e abruzzesi che, probabilmente, l’hanno anche votata e sostenuta nella sua campagna elettorale in Abruzzo.

La D’Incecco dovrebbe ricordare che, ormai da tempo, sono stati aboliti i mansionari; sono stati approvati due nuovi Codici Deontologici dell’Infermiere; l’evoluzione normativa ha meglio definito i ruoli e le responsabilità dei professionisti delle professioni sanitarie (22 profili professionali e legge 42/’99), le articolazioni organizzative e i ruoli di ogni singola famiglia professionale (L. 43/2006) e le caratterizzazioni e le specificità professionali (L. 251/2000); che i professionisti sono tutti laureati, hanno master di I e II livello, Laurea Magistrale, Dottorato di Ricerca ecc.

Tali normative, incluse le attuali discussioni relative alle competenze specialistiche, non rappresentano alcun accerchiamento della professione medica, ma solo il punto di partenza per una nuova fase di integrazione fra tutti gli attori della sanità basata sulla cooperazione, che la letteratura scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato essere efficace nell’apportare enormi benefici ai cittadini.

Negli ultimi anni i professionisti sanitari, e gli infermieri,in particolare, hanno mostrato la capacità di modellarsi intorno ai cambiamenti che avvengono nell’intero sistema mettendosi in gioco continuamente, sulla base dei continui mutamenti che riguardano i bisogni della gente e le necessità di funzionamento del sistema.

La norma proposta va nella direzione diametralmente opposta e tende a consolidare un ormai anacronistico ruolo del medico “padre e padrone” della sanità, riproponendo quell’obsoleto autoreferenzialismo che tende a volersi ergere a unici protagonisti dello scenario sanitario ormai fuori da qualsivoglia logica di intervento multidisciplinare a tutela del cittadino utente del nostro sistema sanitario.

E’ una norma che va contro la storia, che ormai vede i professionisti sanitari lavorare in équipe multidisciplinari con pari dignità professionale, come da molti anni già avviene in altri Paesi europei e nel mondo.

Probabilmente l’Onorevole non si è accorta che il mondo è cambiato e tutti si sono accorti del cambiamento e solo qualcuno finge di non essersene accorto, ma siamo certi che sono ancora in pochi, tra questi l’On. D’Incecco e il Dott. Antonio Ciofani (Dirigente Responsabile Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi Ospedale Spirito Santo di Pescara e Consigliere Nazionale Anaao-Assomed, che ha elaborato una bozza di proposta di legge).

Gli oltre 10.000 infermieri abruzzesi sicuramente avranno buona memoria».

LA REPLICA DI VITTORIA D’INCECCO:

“In qualità di medico sono ben consapevole del ruolo insostituibile e prezioso di tutti i professionisti sanitari e quindi anche degli infermieri. Sono altrettanto convinta e sostenitrice dell’importanza del lavoro in équipe multidisciplinare, che contribuisce a facilitare l’opera del medico e a realizzare l’unico fine che tutti insieme siamo chiamati a perseguire: la tutela della salute del malato. La mia proposta di legge sull’atto medico punta proprio al raggiungimento di questo obiettivo, mantenendo integra la qualità del lavoro degli infermieri e degli altri operatori della sanità senza aggiungere nulla a ciò che è già insito nel ruolo della classe medica”. Cosi’ l’On. Vittoria D’Incecco, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, replica alle contestazioni dei Collegi Ipasvi di Chieti, Pescara, L’Aquila e Teramo, relative alla proposta di legge sull’atto medico, di cui è prima firmataria. “Sono profondamente rammaricata per il tenore dei rilievi riguardanti le intenzioni della mia proposta, sicuramente fatta in buona fede e aperta a qualsiasi contributo e possibile giusta modifica – prosegue la deputata – Il ruolo, certo anacronistico, del medico “padre e padrone” della sanità e l’autoreferenzialismo non fanno parte, e chi mi conosce lo sa, del mio bagaglio culturale e della mia lunga e vissuta esperienza nel campo della professione medica. Il rapporto medico-paziente, in un momento storico in cui sempre più il malato richiede un riferimento di cura certo a cui affidarsi, non si contrappone e non marginalizza le altre professioni sanitarie, anzi, a mio avviso, le coinvolge. La figura del medico rappresenta una garanzia per i pazienti e la responsabilità che egli assume tutela anche gli altri professionisti sanitari. L’intento della proposta di legge non è quello di sottovalutare o penalizzare le competenze specialistiche e la professionalità degli altri operatori della sanità, ma piuttosto valorizzarle e promuoverle facendo chiarezza sulla definizione delle competenze mediche nel campo della prevenzione, diagnosi e cura, nella certezza che il lavoro di gruppo è un punto fermo e imprescindibile nel percorso di cura di un paziente”.

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