Abruzzo, SACE: pubblicata la Mappa dei Rischi 2017 per l’export

Le ultime in materia di sviluppo imprenditoriale e occupazionale | Pescara – 08 febbraio 2017. SACE (Gruppo Cdp) pubblica la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario per chi esporta e investe all’estero nel Focus On ‘Mappa dei Rischi 2017: piu’ incertezza nell’era dell’ognun per se”. Il quadro delineato dalla Mappa di quest’anno e’ quello di un mondo diviso, caratterizzato da un forte ripensamento della globalizzazione e dal ritorno in auge delle politiche protezioniste, oltre che da una crescente dicotomia tra mercati avanzati ed emergenti, particolarmente segnati da elevati livelli d’indebitamento, tensioni valutarie e instabilita’ geopolitica. Lo riporta una nota diffusa, oggi, dal servizio informativo di Abruzzo Sviluppo. Il contenuto della nota, della quale si riporta testualmente il contenuto completo, e’ stato divulgato, alle ore 15, anche mediante il canale web della societa’ in house della Regione Abruzzo, sul quale ha trovato ampio spazio la notizia. In questo contesto, tuttavia, e’ d’obbligo mantenere un approccio razionale e una visione strategica: l’export e l’internazionalizzazione non sembrano destinati a ridimensionarsi, ma dovranno pero’ avvalersi di strumenti piu’ evoluti e trovare nuove direttrici di sviluppo. Il 2016 ha segnato un picco nelle misure protezionistiche adottate da diversi Paesi nel mondo:  dallo scoppio della crisi finanziaria globale le barriere elevate sono salite a oltre 3.500; quasi un quarto di queste impongono l’obbligo di avere almeno una certa percentuale di un prodotto o servizio realizzato nel Paese, soprattutto per prodotti elettronici e veicoli. Si tratta di misure scelte in particolare dai Paesi del G20, a partire dagli Stati Uniti – terzo mercato di destinazione dell’export italiano – che hanno introdotto una misura protezionistica ogni quattro giorni. I dieci settori piu’ colpiti dal protezionismo rappresentano quasi il 41% del commercio mondiale, che ha subito inevitabilmente una contrazione: dal 2008 al 2016 e’ cresciuto a un tasso medio annuo del 2,9%, ben inferiore al 7,3% messo a segno nel periodo precedente (2000-2007). Osservando l’andamento della rischiosita’ per aree geografiche, il quadro complessivo presentato dalla Mappa di SACE e’ fatto di molte ombre e qualche luce: non sorprendentemente, aumentano i rischi in Medio Oriente e Nord Africa, in America Latina e in Africa Subsahariana, ma migliora la rischiosita’ dei Paesi avanzati e restano stabili la Comunita’ degli Stati Indipendenti (dove spicca la stabilizzazione della Russia) e l’Asia (con buone performance, al netto di particolari caveat, in mercati eterogenei come Corea del Sud, Pakistan e Myanmar). Di fronte a mercati propensi ad adottare misure di limitazione del commercio internazionale, non mancano aree in controtendenza, che possono diventare ecosistemi da esplorare: i Paesi andini (Colombia, Peru’, Cile), dell’area Subsahariana e dell’Asia hanno rappresentato nel solo 2015 oltre 27 miliardi di euro di esportazioni italiane, piu’ del doppio rispetto a Cina e India insieme. Trend dei rischi 2017: i fenomeni sotto osservazione Lo studio di SACE evidenzia tre trend che influenzeranno rischi e opportunita’ a livello globale nel 2017. Aumento del debito. L’indebitamento globale, che nel 2016 e’ arrivato a rappresentare il 325%  del Pil mondiale, si confermera’ anche per l’anno in corso come uno dei trend di rischio piu’ preoccupanti. Il fenomeno e’ alimentato prevalentemente dalla componente pubblica nei mercati avanzati e dalla componente privata in diversi Paesi emergenti, come Brasile, Messico, India, Egitto,Turchia, Mozambico, Nigeria e Angola, con conseguenze particolarmente forti sui livelli dei rischio delle controparti bancarie. Un discorso a parte merita la Cina, dove l’imponente debito privato e degli enti locali e aziende di stato raggiunge il 240% del Pil. La nuova era dell’ognun per se': verso un approccio piu’ evoluto all’internazionalizzazione   Tensioni valutarie. L’aumento dei rischi nei mercati emergenti ha comportato un consistente deflusso di capitali, con una conseguente restrizione delle riserve valutarie e del mercato del credito e dei capitali. Diversi Paesi emergenti hanno varato misure di contenimento che si sono tradotte in un aumento del rischio di mancato trasferimento valutario per gli operatori esteri: alcuni paesi esportatori di commodity(come Nigeria, Mongolia, Tajikistan) hanno reso piu’ difficoltoso l’accesso alla valuta forte da parte degli operatori locali. Altri paesi (come Angola, Grecia, Ucraina), a causa di una persistente scarsita’ di valuta forte hanno introdotto o inasprito misure restrittive ai pagamenti in dollari/euro. Trend positivi, invece, si registrano in mercati come India, ma anche Iran, Argentina, Ghana e Tunisia, che nonostante presentino profili di rischiosita’ non trascurabili, migliorano consistentemente rispetto al 2016 per quanto riguarda i rischi di trasferimento e convertibilita’. Anche in questo caso, la Cina si conferma un unicum: pur mantenendo una rischiosita’ sostanzialmente bassa, a seguito della perdita del 7% del renminbi contro il dollaro nel 2016, ha iniziato a instaurare dei meccanismi per frenare la caduta della moneta e la perdita di riserve valutarie, che sono scese da 4 a 3 mila miliardi in due anni. Instabilita’ geopolitica. Dopo un anno segnato da eventi straordinari, forte discontinuita’ e violenze in aumento a livello globale, anche il 2017 si apre all’insegna dell’incertezza e della volatilita’, con diverse novita’ che disveleranno ulteriormente i propri effetti nell’anno appena iniziato: l’elezione di Trump, le sue scelte di politica commerciale e le contromisure dei partner; l’avvio della Brexit e il permanere dell’incertezza in Europa e, soprattutto, la radicalizzazione dello scontro politico in aree a rischio. Un quadro d’instabilita’ che, oltre ai Paesi gia’ noti per la durezza delle violenze in atto (Medio Oriente e Africa in primis), ha visto diverse nazioni subire un rapido peggioramento del contesto di riferimento. Esportare ed investire in un mondo piu’ rischio: cambia il mix di opportunita’ Il 2017 si e’ dunque aperto all’insegna di nuove sfide che rendono necessario un ri-calibramento delle strategie d sviluppo estero per chi esporta e investe nel mondo. Da un lato, i mercati a maggior potenziale per l’export e gli investimenti Made in Italy si confermeranno tali in un orizzonte di medio-lungo termine. Nonostante l’attuale aggravarsi dei profili di rischio, questo vale per il Brasile, per la Turchia e per un gran numero di partner emergenti, con elevati indici di opportunita’, che dovranno essere affrontati con strategie piu’ evolute, che comprendano l’utilizzo sistematico di strumenti assicurativo-finanziari a tutela e a supporto del business, come quelli messi a disposizione da SACE e SIMEST, unite nel Polo italiano per l’export e l’internazionalizzazione. Dall’altro lato, non mancano aree in controtendenza rispetto al quadro generale che possono essere una prima frontiera per nuovi esportatori cosi’ come aree di consolidamento per operatori gia’ presenti in aree piu’ rischiose: oltre ai mercati avanzati, vi sono ad esempio i Paesi andini (Colombia, Peru’, Cile), alcuni mercati piu’ integrati all’interno dell’area Subsahariana (dall’East al West Africa) e realta’ asiatiche molto proiettate all’interscambio globale come la Corea del Sud. CDP, export, internazionalizzazione, Mappa dei Rischi, Sace | A cura della Redazione giornalistica AN24. Fonte: comunicato stampa diramato dal Abruzzo Sviluppo. In SecondaPagina su AN24.

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