
Un’analisi sul posizionamento del real estate italiano nel 2026 tra consolidamento dei fondamentali, selettività degli investimenti, rafforzamento del segmento living e hospitality e la conferma del retail come driver di mercato, attraverso la visione e l’esperienza dell’Asset Manager e Responsabile Sviluppo Immobiliare Domenico Amicuzi.
Il mercato immobiliare europeo entra nel 2026 con prospettive solide, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da incertezze macroeconomiche e tensioni geopolitiche. Dopo aver raggiunto nel 2025 volumi complessivi pari a oltre 980 miliardi di euro nei principali Paesi europei, il settore guarda al nuovo anno con l’obiettivo di superare la soglia simbolica dei 1.000 miliardi. Un trend che conferma la resilienza del real estate e allo stesso tempo l’evoluzione verso asset più qualificati, innovativi e capaci di generare valore nel tempo.
In questo scenario si inserisce la riflessione di Domenico Amicuzi, Responsabile Sviluppo Immobiliare e Asset Manager, voce autorevole del settore, che offre una lettura lucida e strategica sull’andamento e sulle prospettive dell’immobiliare in Italia.
“L’immobiliare italiano arriva al 2026 in una posizione molto diversa rispetto a quella di qualche anno fa”, afferma Amicuzi. “Nonostante le incertezze globali, il settore ha mostrato una notevole resilienza, sostenuta da fondamentali solidi, da una domanda sempre più qualificata e da investitori che, pur più selettivi, mantengono un forte interesse per il nostro Paese”.
Uno dei comparti più dinamici è quello del living e dello student housing, protagonisti di una crescita strutturale e non più episodica. “In Italia il segmento residenziale evoluto, che non riguarda solo la casa tradizionale ma include studentati, housing sociale, coliving e formule abitative flessibili, sta diventando uno dei driver principali del mercato”, spiega Amicuzi. “Lo student housing in particolare risponde a una domanda reale e crescente: l’Italia accoglie sempre più studenti fuori sede e internazionali e la carenza di strutture adeguate genera un’opportunità di sviluppo importante, sia dal punto di vista immobiliare che sociale”.
Accanto al living, continua il rafforzamento del comparto hospitality, sostenuto dalla crescita del turismo nazionale e internazionale. “Il turismo italiano continua a rappresentare una delle leve strategiche dell’economia del Paese e questo si riflette direttamente sul real estate alberghiero”, sottolinea Amicuzi. “C’è un crescente interesse verso strutture di qualità, esperienziali, sostenibili e inserite in contesti territoriali attrattivi. Non è più sufficiente avere un hotel: serve un prodotto con identità, posizionamento chiaro e capacità di generare valore nel tempo”.
La crescita del turismo, aggiunge, è soprattutto qualitativa: “Sempre più investitori guardano all’hospitality come un segmento capace di unire redditività, rigenerazione urbana e valorizzazione del territorio. La sfida del 2026 sarà trasformare questo potenziale in progetti concreti e sostenibili”.
Un capitolo rilevante riguarda poi la logistica, grande protagonista negli anni post-pandemici. Oggi il settore entra in una fase più selettiva ma non meno strategica.
“Non si può più parlare di corsa indiscriminata agli spazi logistici come accaduto in passato”, osserva Amicuzi. “Oggi il mercato è molto più selettivo. Gli investitori e gli operatori cercano asset strategici: posizionamento logistico ottimale, infrastrutturazione adeguata, efficienza energetica, certificazioni ESG e qualità costruttiva. Non basta avere un capannone: serve un immobile capace di dialogare con il futuro”.
Questa nuova selettività, secondo l’asset manager, non rappresenta un freno ma un segno di maturità del settore: “La logistica continuerà ad essere centrale nel 2026, ma con maggiore attenzione verso asset premium, sostenibili e realmente funzionali alle esigenze della supply chain”.
Il quadro complessivo è sostenuto anche dai dati sugli investimenti immobiliari, che in Italia nel 2025 hanno raggiunto livelli significativi. “Questo dato è particolarmente rilevante, dimostra che il nostro Paese continua ad attrarre capitali, sia domestici che internazionali. L’Italia viene percepita come un mercato interessante, con opportunità di rendimento, margini di crescita e possibilità di valorizzazione soprattutto attraverso interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana”.
Tra i comparti più vitali spicca il retail, che si conferma una delle asset class più dinamiche del mercato immobiliare italiano, con performance particolarmente positive nella Grande Distribuzione Organizzata. “Il retail in Italia non è affatto un settore in crisi, come spesso viene raccontato, sta cambiando, si sta evolvendo, ma continua a rappresentare una componente fondamentale del tessuto economico. La GDO, in particolare, dimostra grande solidità grazie alla sua funzione essenziale, alla prossimità e alla capacità di interpretare le nuove abitudini di consumo”.
Guardando al futuro, la direzione appare chiara: il mercato immobiliare italiano del 2026 sarà sempre più guidato da qualità, sostenibilità, innovazione e visione strategica.
“Il tempo degli investimenti puramente speculativi è finito”, conclude Amicuzi. “Oggi la differenza la fanno la capacità di leggere il territorio, la sensibilità verso l’impatto ambientale e sociale, la competenza nella gestione degli asset e la visione di lungo periodo. L’immobiliare non è solo costruire o acquistare edifici, ma costruire valore per le città, per le comunità e per chi le vive”.
Il 2026, dunque, non rappresenta soltanto un nuovo esercizio finanziario, ma un passaggio evolutivo per il real estate italiano: un anno in cui consolidare la crescita, rafforzare la reputazione internazionale del settore e contribuire in modo concreto allo sviluppo sostenibile del Paese.

