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martedì, Dicembre 9, 2025
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Abruzzo, dati Istat: una famiglia su dieci in difficoltà

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In Abruzzo una famiglia su dieci vive con risorse economiche inferiori al livello medio della popolazione. Secondo un’elaborazione su dati Istat riferiti al 2024, la quota di nuclei in condizione di povertà relativa nella regione è pari al 10,1%, un valore leggermente più basso della media nazionale, che si attesta al 10,9%. Un dato che colloca l’Abruzzo in posizione meno critica rispetto al resto del Mezzogiorno, ma che non basta a colmare il divario consolidato con il Centro-Nord.

Per povertà relativa si intende la situazione di quelle famiglie la cui capacità di spesa non consente di mantenere uno stile di vita paragonabile a quello medio della comunità di riferimento. Non si tratta sempre di povertà assoluta, ma di un livello di reddito e consumi stabilmente al di sotto della soglia ordinaria di benessere, con ripercussioni concrete sulle possibilità di accesso ai servizi, sulla qualità dell’abitare, sulle opportunità educative e lavorative. Nel 2024, in Italia, i nuclei che rientrano in questa condizione sono circa 2,8 milioni, pari appunto al 10,9% del totale.

Il quadro resta profondamente segnato da differenze territoriali. Nel Sud l’incidenza delle famiglie in povertà relativa raggiunge il 20%, mentre al Nord il dato scende al 6,6% e al Centro al 6,5%. In questo scenario l’Abruzzo rappresenta un’eccezione nel Mezzogiorno: con il suo 10,1% è l’unica regione meridionale con un valore inferiore alla media italiana. Lo scarto, tuttavia, è contenuto e non consente di parlare di una vera inversione di rotta, perché le fragilità economiche restano diffuse e pesano sulla tenuta sociale dei territori.

Per mettere meglio a fuoco le situazioni più esposte, l’analisi prende in considerazione anche un indicatore specifico: la quota di famiglie monoreddito con almeno un figlio sotto i sei anni. Si tratta di nuclei in cui l’intero equilibrio economico dipende da un solo percettore di reddito e dalla sua continuità lavorativa, un aspetto che rende questi contesti particolarmente vulnerabili di fronte a imprevisti e crisi occupazionali.

In Abruzzo sono 12 i comuni in cui la percentuale di famiglie di questo tipo raggiunge o supera il 30%. Il valore più elevato si registra a Luco dei Marsi, in provincia dell’Aquila, con il 37,6%, seguito da Collecorvino (34,5%) e Corropoli (34,1%). All’estremo opposto si collocano invece Castel di Sangro (13,8%), Tagliacozzo (14,8%) e Tortoreto (15,6%), dove la presenza di famiglie monoreddito con figli piccoli risulta più contenuta.

Anche i capoluoghi di provincia mostrano incidenze relativamente basse rispetto al resto del territorio regionale. Chieti si attesta al 16,5%, Pescara al 17,2%, Teramo al 19,1% e L’Aquila al 19,6%. Un quadro che suggerisce come le situazioni di maggiore fragilità tendano a concentrare soprattutto nei centri minori, dove le opportunità di lavoro, i servizi e le reti di protezione sono spesso più limitati. In questo contesto, il dato complessivo dell’Abruzzo – pur leggermente migliore della media nazionale – continua a richiamare l’attenzione sulla necessità di interventi mirati a sostegno dei nuclei più esposti, in particolare quelli con figli piccoli e con un solo reddito su cui fare affidamento.

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