La situazione critica del settore cerealicolo è al centro dell’attenzione di Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che hanno lanciato un duro attacco contro la Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, definendo l’organismo come un inganno per gli agricoltori.
Secondo quanto riportato nel comunicato stampa, i prezzi del grano sono scesi al di sotto dei costi di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende cerealicole e l’intero settore agricolo regionale. Nonostante le aspettative create attorno alla CUN, l’organismo si è dimostrato incapace di garantire prezzi remunerativi o di salvaguardare il reddito degli agricoltori.
“La Commissione non interviene sulle dinamiche della domanda e dell’offerta, né può correggere gli squilibri che determinano la formazione del prezzo”, si legge nel comunicato. “La delusione nasce dall’avere raccontato agli imprenditori agricoli una realtà che non è mai esistita”.
Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria hanno sottolineato la necessità di investire nel rafforzamento delle relazioni interprofessionali tra produzione, stoccaggio, trasformazione, industria e GDO. L’obiettivo è quello di favorire strumenti di aggregazione dell’offerta come le Organizzazioni di Produttori e le cooperative agricole, al fine di creare un sistema capace di affrontare la volatilità dei mercati e garantire un futuro alla coltivazione dei cereali.
Inoltre, è stato evidenziato il bisogno di politiche industriali a lungo termine per il comparto cerealicolo italiano, al fine di costruire una filiera moderna e competitiva. Confagricoltura ha concluso sottolineando che “il vero nodo resta la totale assenza di una strategia politica di lungo periodo per la nostra cerealicoltura”.
La campagna grano duro 2026 si apre quindi con una situazione critica e la necessità di interventi mirati e strategie a lungo termine per garantire la sostenibilità economica del settore cerealicolo italiano.



