Nell’ambito di un servizio congiunto, eseguito nell’area centrale della città di Pescara, Carabinieri e Polizia Locale hanno tratto in arresto un 24enne residente in città. Il giovane è stato bloccato, controllato e poi arrestato per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a Pubblico Ufficiale. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di polizia giudiziaria della Polizia Locale e dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri.
Il giovane era già noto alle Forze di Polizia e è stato notato nelle vicinanze di piazza della Repubblica mentre si muoveva a piedi con fare sospetto. Al momento del controllo, ha reagito con calci e pugni, tentando di fuggire. Durante la perquisizione è stato scoperto che aveva occultato nella tasche interne del suo giubbotto 206 grammi di hashish, già suddivisi in dosi.
Dopo gli accertamenti di rito, il giovane è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo. Tuttavia, si è reso irreperibile e non si è presentato all’udienza, scatenando le ricerche delle autorità sul territorio cittadino. È stato infine individuato e condotto in carcere, in esecuzione di un’ordinanza emessa nei suoi confronti.
L’arresto fa parte di un’azione sinergica portata avanti dalla Polizia Locale e dall’Arma dei Carabinieri per il controllo del centro cittadino e il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. La collaborazione tra le due forze dell’ordine è stata rafforzata negli ultimi mesi grazie a un programma sperimentale voluto dal Sindaco Carlo Masci, che ha previsto una formazione specifica per il personale della Polizia Locale per aumentare la professionalizzazione degli agenti.
Il corso di formazione si è svolto presso la Legione Carabinieri Abruzzo e Molise sotto la supervisione del Generale di Brigata Gianluca Feroce, comandante della Legione. L’obiettivo è uniformare i comportamenti e i protocolli della Polizia Locale a quelli dell’Arma dei Carabinieri per migliorare l’efficacia delle azioni sul territorio.
Si fa presente che l’indagato non è da considerarsi colpevole sino a sentenza di condanna definitiva.



