È vero, parlare di soldi prima delle nozze può sembrare poco romantico. Comunione o separazione dei beni? Una scelta dietro la quale non si nasconde solo pura burocrazia, ma riguarda l’intero assetto economico della coppia.
Perché quando si parla di matrimonio, non occorre scegliere solo abito, ristorante e numero di invitati: il regime patrimoniale della vita coniugale è una delle decisioni più importanti in quanto atto di chiarezza e responsabilità.
Ecco cosa sapere prima di pronunciare il sì.
Separazione dei beni: cosa prevede in sostanza?
La separazione dei beni è il regime patrimoniale in cui ciascun coniuge resta proprietario esclusivo dei beni acquistati a proprio nome, sia prima sia dopo il matrimonio. Salvo acquisti effettuati insieme e cointestati.
Qualora non venisse scelta in maniera esplicita, in Italia vige il regime di comunione dei beni automatico. La separazione può essere dichiarata espressamente al momento del matrimonio, oppure con atto notarile successivamente.
Secondo quanto riportato da StudioAvvocato24, la scelta durante il matrimonio non comporta costi (vedi come fare la separazione dei beni); se invece si decide successivamente, le spese notarili possono oscillare tra i 1.000 e i 1.500 Euro, a seconda della complessità dell’atto e al patrimonio coinvolto.
Quando conviene farla? E quando no?
La separazione dei beni è particolarmente indicata in questi casi:
- qualora uno dei coniugi svolga attività imprenditoriali con elevata esposizione a rischio debiti;
- se uno dei due coniugi possegga un patrimonio importante prima del matrimonio;
- in caso di seconde nozze;
- qualora si voglia mantenere autonomia economica distintamente.
Il regime della separazione dei beni infatti, nasce per a tutela del patrimonio personale: se uno dei due coniugi dovesse contrarre debiti, i creditori non potrebbero rivalersi sui beni intestati all’altro coniuge.
Tuttavia la separazione dei beni non sempre viene considerata la scelta ideale. In alcuni casi può risultare meno vantaggiosa. Ecco quando:
- se la coppia condivide spese, investimenti e progetti economici;
- quando uno dei coniugi rinuncia al proprio lavoro per dedicarsi alla famiglia;
- qualora si desideri una gestione patrimoniale completamente comune.
In questi casi, la comunione dei beni rappresenta la formula più coerente con una visione familiare unitaria del patrimonio.
Attenzione: una scelta pratica, non romantica
Concludendo, resta un equivoco frequente: scegliere la separazione dei beni non elimina automaticamente gli obblighi reciproci tra i coniugi. Rimane invariata la contribuzione alle spese, così come il mantenimento dei figli e la solidarietà economica nella vita matrimoniale. In parole povere: si separano i patrimoni, non i doveri. Perché se l’amore è cieco, il notaio ci vede benissimo.
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