Il procedimento di fusione tra comuni è disciplinato dall’articolo 133, comma 2, della Costituzione, il quale prevede che la Regione possa, con propria legge, istituire nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni, “sentite le popolazioni interessate”. Di conseguenza, l’iniziativa referendaria del Comune di Spoltore risulta illegittima per diverse ragioni.
Secondo quanto riportato nel comunicato stampa, la fusione di comuni è un procedimento complesso che si conclude con l’adozione di una legge regionale. L’iniziativa referendaria è una fase consultiva e non vincolante nel processo legislativo di fusione. Una volta che la Regione ha approvato la legge di fusione, la fase consultiva si è conclusa definitivamente e il comune non ha il potere di indire un nuovo referendum per invalidare la legge regionale esistente.
L’uso di risorse del bilancio comunale per una consultazione priva di effetti giuridici potrebbe configurare un uso improprio di fondi pubblici. Inoltre, la decisione sulla fusione è stata assunta dall’organo sovrano regionale, pertanto il referendum proposto dal singolo comune verrebbe su una materia sottratta alla sua competenza.
Secondo quanto dichiarato nel comunicato, “un comune non può legittimamente impegnare risorse per una nuova consultazione referendaria su una fusione già sancita con legge regionale”. Tale iniziativa sarebbe priva di oggetto e rappresenterebbe un tentativo illegittimo di interferire con le attribuzioni della Regione e di rimettere in discussione un procedimento legislativo già concluso.
La posizione del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara è chiara sulla questione, e Marco Di Marzio, il presidente del comitato, ha spiegato che il referendum proposto dal Comune di Spoltore risulta essere illegittimo e non può essere considerato valido per le ragioni esposte nel comunicato.


