Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) ha lanciato una proposta che potrebbe destare molte discussioni: chiudere la Casa circondariale di Pescara. A seguito di una visita ispettiva effettuata il 9 luglio, il segretario regionale Giuseppe Ninu insieme ai dirigenti sindacali provinciali Giovanni Scarciolla e Michele Ripanti hanno chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria un provvedimento di “somma urgenza” per la chiusura dell’istituto.
Il SAPPE sostiene che la Casa circondariale di Pescara non è più in grado di garantire adeguati livelli di sicurezza e condizioni di lavoro dignitose. Secondo Donato Capece, segretario generale del sindacato, la situazione dell’istituto è ormai oltre ogni limite di tollerabilità, con criticità strutturali e organizzative denunciate da anni senza risposte concrete da parte dell’Amministrazione.
Attualmente l’istituto ospita 396 detenuti, quando la capienza regolamentare è di 276 posti, con un sovraffollamento del 43%. Durante la visita, il SAPPE ha riscontrato numerose criticità, tra cui blindati delle celle apribili dall’interno con un semplice elastico, videosorveglianza non funzionante, recinzioni esterne degradate, e gravi carenze igienico-sanitarie nella cucina destinata ai detenuti.
Il sindacato ha quindi chiesto al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria un intervento urgente e definitivo, sostenendo che continuare a investire risorse sull’istituto ormai inadeguato sarebbe antieconomico e inefficace. La richiesta di chiusura dell’istituto, seppur drastica, è vista come l’unica strada praticabile per garantire sicurezza, dignità lavorativa al personale e condizioni detentive conformi ai principi della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.


